IAI

sfondo

16/05/2012 - IAI, IL GRIDO IMPLOSO DI ALESSANDRO MARTINELLO - Scene a Nord Est

di Silvia De March
Il Tam Teatro Musica ha trovato il giusto erede da cui essere rappresentati alla terza generazione. Alessandro Martinello (1982) ha già una personalità matura, autonoma ed originale.
Lo dimostra nella genesi della sua prima creatura, Iai, di cui ha la responsabilità integrale di autore ed interprete. O meglio perfomer: della performance il carattere attualmente contingente – hic et nunc – è dettato dall'interazione con mezzi di presa diretta e rielaborazione video istantanea.(continua…)
L'elasticità performativa si misura sul telo di proiezione retrostante, su cui si duplica la presenza in scena; l'amplificazione video dilata il punto statico in cui il protagonista si costringe in uno spazio scenico più articolato, in cui le immagini si stagliano come veri e propri referenti interlocutori. È questa la cifra più originale di Martinello: l'uso della tecnologia (2 laptop, un videoproiettore, più fondali) non è esibizionistica, né pretestuosa e si inserisce nitida in una scenografia minimalista, ammirevole per il depurato equilibrio cromatico e l'impeccabile sincronismo. Abbandonata l'esaltazione multimediale di puro boato, Alessandro si applica ad un «artigianato tecnologico» che non espone la sofistificazione hi-tech ma la integra in un discorso narrativo piano, di sobrio equilibrio. Questa consente di scandagliare nel soggetto varie forme di alterità: la webcam non si limita al mero rispecchiamento, attraverso il mapping genera sdoppiamento, dissociazione, distanza presente e memoria, in una continua ridefinizione del soggetto e delle sue modalità di adesione a sé e agli altri. Il lavoro di autoripresa si modula dunque tra obiettivi di introspezione e falsi movimenti interpersonali. Il contatto con la propria impalpabile identità, l'adesione scollata con la forma esteriore, la carne come mezzo di interazione con gli altri sono temi di indagine che si esprimono senza bisogno di parole. Il testo videoproiettato in apertura aiuta certo a sgombrare possibili pregiudizi sull'operazione ipertecnologica e a predisporsi alla densità di significati: il rinvio all'ansia societaria di avere un'immagine e ad essa corrispondervi è lì chiaramente impostato in termini conflittuali, irrisolti e non risolvibili. Di qui forse un mutismo sintomatico, attonito e al tempo stesso raccolto in se stesso. Nel seguito il dialogo infatti è puramente visivo, sostenuto da una scelta di suoni per nulla banale. È un dialogo agito, tra gesti minimi, elementari come una carezza, e altri che rinviano all'Iaido, l'arte di estrazione della spada. Nella sua pratica, è evidente un percorso di autocontrollo – riflesso anche nella padronanza con cui Martinello si destreggia con sicurezza e senza sbavature nella complessità di attrezzature. Ma c'è qualcosa di più profondo che ha a che vedere con l'unione di sé e al tempo stesso la difesa e l'offesa.

Su margini di ambivalenza, Martinello si muove indagandone la complanarità ed il sottile confine: tra abbandono alla dolcezza e lacerazione, tra autoinflizione ed attacco, tra affermazione di sé e ripudio. Emblematica è una delle immagini conclusive in cui il samurai che egli interpreta si fa scudo alle immagini proiettare su di lui con un foglio di carta; fragile e violenta, vi disegna una sagoma corporea con linea infantile secca ed aggrovigliata. L'ultimo colpo di spada sfonda la quarta parete attraversandosi.

visto allo spazio Kitchen di Vicenza il 12.5.2012

14/05/2012 - OLTRE LA VIRILE BELLEZZA ORIENTALE CERCANDO L'ESSENZA DI MISHIMA - Il Giornale di Vicenza

di Alessandra Agosti
VICENZA Buio e luce. Silenzio e suono. Fisicità e virtualità. Tradizione e modernità. Vita e morte. È un gioco di contrasti, raffinatissimo, quasi estetizzante, il progetto di ricerca teatrale "IAI" presentato l'altra sera al Kitchen (lo spazio teatrale di Ossidiana in via dell'Edilizia), prodotto da Tam Teatromusica, pensato e interpretato da Alessandro Martinello. Tutto parte dall'opera di Yukio Mishima, controverso scrittore, poeta e pensatore giapponese nato nel 1925 a Tokio e qui suicidatosi nel 1970, in diretta televisiva, utilizzando l'antico cerimoniale del "seppuku". Dalle sue pagine, e in particolare dal saggio "Lezioni spirituali per giovani samurai" e dall'"Introduzione alla filosofia dell'azione", Martinello distilla un viaggio fisico e mentale che indaga terreni sconosciuti, "altri" rispetto allo spazio e al tempo comunemente intesi, costantemente in bilico fra antica ritualità e moderni strumenti tecnologici…(continua…)
Lo spazio performativo del Kitchen, un cubo completamente nero, diviene così la tela tridimensionale sulla quale Martinello può disegnare, una pennellata dopo l'altra, la sua opera, che prendendo spunto dall'arte dell'estrazione della spada (Iai-do) entra ed esce di continuo da estremi lontanissimi. Ecco allora (complici le accurate elaborazioni sonore di Luca Scapellato, LSKA) il silenzio assoluto infrangersi contro un muro di suoni, a sua volta costituito da elementi contrapposti: da un lato una musicalità minimale che richiama il teatro del No e, dall'altro, segmenti musicali più strutturati e consueti; da un lato, ancora, suoni artificiali e disarticolati, dall'altro voci confuse di umanità e natura. Ed ecco parallelamente, sul piano visivo, il corpo di Martinello entrare e uscire dal buio e dalla luce, ma più ancora mostrarsi ora nella sua interezza fisica, quale elemento reale collocato nello spazio, ora nella sua essenza virtuale, proiezione di sé sul fondale, sulle pareti o sui grandi schermi che stratificano, verticalizzandola, la scena. Tutto diviene così, al tempo stesso, materiale e immateriale, solido e rarefatto, stagliandosi e diluendosi in un insieme di algida, calligrafica, virile bellezza dal chiaro sapore orientale ma al tempo stesso universale, senza confini di tempo e di spazio. Tutto si trasfigura: la ripetitività del gesto del samurai, concretamente interpretata da Martinello, trova una nuova dimensione impalpabile nella proiezione di quello stesso gesto ripetuta, con ritmo quasi ipnotico, su uno schermo; e anche la conclusione dell'intera azione-non azione, un fendente di spada, si stacca dalla corporeità per divenire altro, taglio netto su una tela bianca. Non c'è narrazione. Il tempo è relativo, articolato in eventi singoli o ripetuti, in cambi di immagine e di atmosfera (stigmatizzati dai colori dominanti nero, bianco e rosso). La parola detta è esclusa, trasformata anch'essa in riflesso di sé, proiettata sul fondale che di volta in volta accoglie quanto Martinello stacca dalla propria fisicità e trasforma in "altro" attraverso una microtelecamera. Che dire? Operazione di grande fascino, intellettualmente stimolante, accuratissima sul versante estetico, profondamente pensata sul piano concettuale. Ma dopo i trenta minuti o poco più di performance la sensazione è che ci sia ampio spazio per un'indagine ulteriore, per sviluppare quanto proposto ancora in nuce, per aprire le tante porte solo socchiuse. L'idea come progetto è brillante. Varrebbe davvero la pena andare oltre.

18/07/2011 - IAI: CERCANDO L'ESSERE IN UN TAGLIO NETTO - Arteatro

di Christian Iorio
Riverso sulla consapevolezza della propria esistenza, il pensiero nasce dove il corpo esprime il movimento, dove l'azione diviene linguaggio della vita. Inscindibile è l'evidenza della forma dallo spirito, riflesso di quel principio d'identità tra l'uomo e la sua arma, tra il pugno e la spada stretta ed eletta a strumento di indagine sulla scoperta di se stessi. Ogni gesto, ogni forma che il teatro offre ritorna alla parole proiettate sul fondale, generate in sequenza, lettera dopo lettera, dal ticchettio accorto su una tastiera. Il corpo solitario e marziale muove in base alla «necessità di trovare» mostrandosi come «bellezza nell'autocontrollo». Eppure, una così elevata cura della contemplazione, concentrata nella cerimonialità del gesto regolato, non è un monologo egotico del corpo stesso. Legato al confronto con la macchina del progresso, il gesto diviene ricerca nei territori della «tecnologia del sé»…(continua)
Arma è una webcam, uno strumento che raccoglie le immagini e le riproduce mostrando i dettagli del viso, lo sguardo assente, divenendo strumento endoscopico che penetra nel profondo attraverso la cavità orale spalancata. Arma è il wakizashi, la spada allacciata al corpo che sfida il silenzio fischiando netta nell'aria, tagliando tiranti di scena che lasciano stridere carrucole e portano una lingua di carta bianca e un drappo flessuoso di stoffa purpurea, due fluidi che scorrono mobili nella amorfa apparenza dell'impianto visivo.Il movimento dalla spazialità passa al digitale. Qualche posizione di difesa o di attacco diviene replica proiettata su uno schermo alle spalle della performance reale. Tutto è registrazione e riproduzione sfalsata nel tempo. Il tentativo d'incontro tra presenza in carne ed ossa e corpo riprodotto è solo un'illusione che rivela l'incomunicabilità, forse la reciproca opposizione, di due emisferi contrapposti. Ispirato all'Introduzione alla filosofia dell'azione - testo di Yukio Mishima inserito nella raccolta Lezioni spirituali per giovani samurai - lo spettacolo scritto, diretto e interpretato da Alessandro Martinello si colloca tra teatro digitale e performing art. La creazione video live, le sonorità reiterate che ricordano le strutture a pattern tipiche del linguaggio musicale contemporaneo edificano, in questo breve lavoro, una struttura aperta e multilinguistica. Criptico fino in fondo, lo spettacolo muta nuovamente registro dialogando attraverso il gesto grafico rudimentale che accenna alla sagoma umana intrecciata di vitalità. Lo squarcio verticale in un telo bianco, teso in proscenio, rimanda all'ultimo gesto suicida di Mishima, pesca nelle nostre memorie le Attese di Lucio Fontana, parla più del complesso scenico completo. In quel taglio è racchiuso tutto il senso dell'esistenza, è il segno lasciato in vita che chiede eternità.

12/07/2011 - IAI: LEZIONI SPIRITUALI PER GIOVANI SAMURAI - Quarta Parete

di Ileana Bonadies
"Azioni in scena, ispirate dall'opera di Yukio Mishima", recita così il sottotitolo dello spettacolo IAI ancora in scena stasera alle 22:00 al Ridotto del Teatro Mercadante. Ed è infatti di azioni, lente, flessuose, fluide, che si tratta. A compierle il "giovane samurai" Alessandro Martinello, ideatore e protagonista della video/teatro performance ispirata al testo Lezioni spirituali per giovani samurai e soprattutto all'Introduzione alla filosofia dell'azione dell'autore e drammaturgo giapponese Yukio Mishima convinto sostenitore dell'idea secondo cui alla verità si può giungere solo attraverso un processo intuitivo che contempli insieme pensiero ed azione. (continua…)
È dunque, ispirandosi a tale principio, nella ricerca inarrestabile di una sempre nuova sintonia tra interiore ed esteriore, tra identità e corpo, l'una illusoria, l'altro concreto, che Martinello costruisce il suo spettacolo fatto, inizialmente, di luci basse, suoni impercettibili, movimenti spiati da una piccola telecamera che scruta il viso, gli occhi, la bocca. Poi, con l'ausilio di strumenti tecnologici, alla scena si aggiungono gli ologrammi e la musica di sottofondo inizia a crescere, diventa vibrante, mentre pannelli bianchi di carta si srotolano dinanzi allo spettatore consentendo al performer di lasciarvi tracce disegnate, segni, simboli di una ricerca finalizzata, come evidenzia il testo che fa da sfondo alla essenziale scenografia, alla "necessità di trovare e identificare se stessi nella concretezza della carne. Nella possibilità di squarciarla per verificarne l'occulta interiorità". Menzione speciale Premio Controscene 2010 Città di Biella, alla realizzazione della performance, intensa, originale e profonda per lo studio di analisi ed approfondimento che sottende, hanno collaborato per i costumi Claudia Fabris, per le creazioni ed elaborazioni sonore Luca Scapellato, per la promozione Paola Valente, per la produzione Tam Teatromusica.

06/04/2011 - TAM TEATROMUSICA A LEZIONE DA MISHIMA YUKIO - Krapp's Last Post

di Rita Borga
Parliamo di "IAI, azioni in scena" cominciando dalla fine, da dove il lavoro sembra afferrare una certa compiutezza. Partiamo da una ferita, aperta da dietro una tela di carta monocroma bianca, con la quale Alessandro Martinello "chiude" il suo viaggio tra i mo(n)di di Mishima Yukio, autore trai i più prolifici della storia giapponese moderna.(continua…)
Un taglio netto, simbolico, ampio e profondo quanto quello del samurai durante il seppuku, equivalente al termine più conosciuto di harakiri. Un "concetto spaziale" - data la verticalità della traiettoria - che rimanda inevitabilmente ai tagli di Fontana. Uno strappo nell'aria, forte nel suo essere improvviso e in qualche modo definitivo, ma allo stesso tempo fragile per l'assenza di peso e per la materia che separa e forse libera.
Martinello è partito nel suo percorso dalle "Lezioni spirituali per giovani samurai", in particolare dall'"Introduzione alla filosofia dell'azione". Scrive Mishima: "L'azione non è esprimibile a parole, inizia in un istante e finisce in un lampo". Usando il taglio come mezzo espressivo strutturante, Martinello circoscrive l'indicibile in una fenditura i cui margini si incarnano in vita, amore, gioventù, bellezza e morte. L'arte dell'estrazione della spada apre una traiettoria: movimento-azione-pensiero; un rapporto: interno e esterno, presenza fisica e spazio, corpo e mente. Definendo allo stesso tempo un centro intimo, impenetrabile, che non si disperde perché protetto da barriere, e che trova la dignità dell'esistenza nel nascondimento del sé. Il celare con la maschera dell'esteriorità.
Il linguaggio utilizzato in tutta la performance è quello del corpo, del video e del suono, che si definiscono a vicenda. Il movimento del corpo, temperato da una ferrea disciplina - quella che potrebbe appartenere all'arte del kendo e del karate - trova la sua estensione e sublimazione nell'immagine video, che ne diviene doppio, triplo… e va ad influenzare il suono che, a sua volta, rende l'immagine "sensibile" in un gioco di ricre-azioni.
C'è molto, nella perfomance del giovane Martinello, di coloro che sono i genitori putativi del suo percorso artistico: Michele Sambin e Pierangela Allegro, fondatori assieme a Laurent Dupont del Tam Teatromusica, compagnia di teatro di ricerca di Padova. Un'attività, quella del Tam, storica e complessa, se da una parte si considera il percorso trentennale e dall'altra una progettualità in continua espansione espressiva, orientata a reinventare più che descrivere e definire la realtà, attraverso gesti semplici e essenziali, un linguaggio sperimentale - in particolare visivo e sonoro - e una messinscena astratta e intermediale.
Ecco perché in tutta la performance non si fa letteratura, non c'è un racconto e non si racconta Mishima: l'ostentato classicismo, l'attivismo politico, il percorso artistico. Ma vi è la sintesi (forse troppa) dei suoi quattro fiumi: prosa, teatro, corpo e azione. Ed eccoci dunque al punto di partenza. Purtoppo un po' debole e dilatata, vuoi anche per quel piccolo "server" portatile in scena, utilizzato dal performer per gestire le immagini, che sospende e allenta la tensione, divenendo troppo presente, ingombrante. Suggestioni, contraddizioni, bellezza, annichilimento. Non a caso rappresentate dall'immagine a specchio tra il giovane corpo del performer e quello di Mishima raffigurato come il San Sebastiano di Guido Reni (tra l'altro icona dello storico spettacolo-manifesto del Tam). Tutto si lascia vedere, udire, ma manca il sentire, il provare. E l'idea di una forte e importante contraddizione tra martirio e estasi, il mondo delle idee e quello della materia, tra oriente e occidente, rimane in qualche modo sospesa, in continua oscillazione tra l'esserci e il non esserci.

31/03/2011 - IN APNEA - Non Solo Cinema

di Marianna Sassano
"Si è incessantemente lacerati, non sapendo quale stereotipo scegliere". L'identità si costruisce attraverso moduli preconfezionati, mattoncini di lego ad incastro sicuro, tabelle da riempire con gusti e preferenze? L'identità è questione di stereotipi, di velature, di certezze? (continua…)
L'identità è ricerca, innanzitutto. È silenzio. È, al suo culmine, azione. Passa attraverso una riflessione filosofica, sociologica e forse anche intimamente psicologica Iai, la performance di Alessandro Martinello per TamTeatromusica ispirata alla controversa opera di Yukio Mishima. Lezioni spirituali per giovani samurai e Introduzione alla filosofia dell'azione sono i testi guida della messa in azione che accade sul palcoscenico del Teatro alle Maddalene a Padova.
Alessandro Martinello, terza generazione Tam, prende su di sé quel "coraggio essenziale necessario all'azione" che le parole di Mishima, proiettate sullo sfondo, suggeriscono all'inizio del lavoro - uniche presenze di un linguaggio verbale cancellato dalla predominanza del fare concreto, eppure purtroppo indispensabili linee guida per costruire la comprensione -; ed è davvero un coraggio.
Un coraggio che parte dal principio, dalla decisione di affrontare dei testi limbo tra Tradizione, Azione, Identità, che la memoria comune semplifica ricordandone spesso solo gli sprazzi più estremi - il suicidio rituale dei samurai come veicolo di immortalità, "un mezzo per recuperare la vita"; e un coraggio anche nella scelta della messa in azione.
Martinello sceglie qui infatti di essere un performer praticamente autosufficiente - ad eccezione delle creazioni sonore che Luca Scapellato fa nascere in interazione continua con i movimenti del palco - che vive in un ambiente tecnologico. Propaggine del reale, attraverso il contatto delle dita del performer con la tastiera, è il computer; che, anche questo azionato in scena, crea situazioni, proietta visioni, genera loop istantanei di video presi in diretta, origina le luci, detta il ritmo - e lo subisce - dell'azione.
Tutto è mentre accade, in questo Iai: prima non era, dopo non sarà. La vestizione del samurai è il rito della concentrazione, il movimento ripetuto è la tensione dell'azione; il mondo tecnologico è lo scenario con cui dover fare i conti, in questa nuova Tradizione. Il meccanismo performativo è svelato, tutto è sulla scena, il principio è l'azione e l'azione è. Immanentemente. Iai: con la paziente attesa che porta al gesto finale, la tecnologia che crea il meta mondo, l'umano che riporta al mondo, è una azione in apnea.

03/01/2011 - RITUALI QUOTIDIANI - Il Tamburo di Kattrin

di Giulia Tirelli
Dalla necessità di riflettere su se stesso e di mettere ordine nel caos delle proprie suggestioni ha origine IAI, lo spettacolo di Alessandro Martinello nato in sinergia con il musicista Luca Scapellato. (continua…)
Partendo da Lezioni spirituali per giovani samurai di Yukio Mishima, controverso e amato artista giapponese del XX secolo, Martinello ripercorre le tappe di una sua personale ricerca tesa a scavare e sviscerare le possibilità espressive legate al video, raccogliendo suggestioni e influenze anche del lavoro di Tam Teatromusica, compagnia all'interno della quale lavora da diversi anni. Il loop, la videoproiezione, la manipolazione live si prestano come strumenti essenziali di questo processo il cui scopo è indagare la fisicità e la materialità della carne, del corpo fisico - motore di tutto lo spettacolo - e delle sue declinazioni nella realtà contemporanea.
Apparentemente solo sulla scena, il performer gioca con il proprio corpo, moltiplicandolo e plasmandolo come se fosse altro da sé, in un procedimento che rimanda alla mente gli avatar di cui ognuno si serve quotidianamente sui social network per comunicare con altre persone, reali o virtuali, o - meglio - virtualmente reali. Nascono così una serie di quadri di cui viene palesato il processo creativo, in un piano sequenza che assume i tratti di un rituale: ciascuna azione viene svolta in silenzio, immersa nel tappeto di sonorità elettroniche di Scapellato, dalla cui forza e suggestione si genera un continuum in grado di legare le immagini che si susseguono sulla scena. Uno scambio tra campo e fuori campo (per dirla con i termini del linguaggio cinematografico), tra interno ed esterno, che rimanda direttamente all'apertura dello spettacolo: su uno schermo nero si delineano parole e frasi battute in diretta su un computer dallo stesso perfomer, sino a costruire un muro di luce che ne invade il corpo. Le parole di Mishima si fondono qui alle parole dell'artista, innescando una reazione a catena che produce nuove interpretazioni e chiavi di lettura in grado di trascinare tutto lo spettacolo: è l'interiorizzazione di quelle parole, l'appropriarsene per piegarle alla propria visione che innesca il detonatore da cui ha origine l'inizio del rituale. Una preparazione che culmina in unico movimento, deciso, fermo e preciso: l'affondo. Al contrario degli schermi di proiezione continuamente ridefiniti per ospitare la propria immagine, è però una tela bianca quella che si trova ad accogliere questo ultimo gesto dell'artista, richiamando alla mente di noi spettatori occidentali i concetti spaziali dell'italo-argentino Lucio Fontana.
Nonostante gli innumerevoli rimandi concettuali (consapevoli e non) che costellano la messa in scena, IAI costituisce l'espressione di una necessità tecnica ed emotiva, come chiarito dagli artisti stessi nel corso dell'incontro con giovani critici provenienti da tre diverse testate (Il Tamburo di Kattrin, Teatro e Critica, e KLP). Un'occasione significativa, soprattutto in tempi come questi in cui è facile sostenere che la cultura non serva a nessuno perché sempre e comunque troppo lontana dall'esperienza quotidiana. È stata infatti la possibilità dell'incontro a permettere al pubblico di confrontarsi direttamente con i creatori e realizzatori dello spettacolo, esprimendo i propri apprezzamenti e i propri dubbi: un momento che ha permesso di fare così chiarezza su sfumature che si perdono nella fedeltà della restituzione temporale dell'azione, ma che conservano tutta la potenza visiva e la suggestione create da immagini e suoni che richiamano alla mente l'incontro tra Alva Noto e Ryuichi Sakamoto, tra tecnologia e poesia.